Consigli Utili

La continuità educativa

Pensare all’educazione del bambino è come un processo dinamico e complesso che risente dell’interazione tra le diverse agenzie formative, dalla famiglia al nido, dalla scuola dell’infanzia, all’elementare e agli ordini scolastici successivi.

Dal nido alla scuola dell’infanzia

La continuità educativa tra nido e scuola dell’infanzia si realizza attraverso un ipotesi di progettazione collegiale.
la continuità non significa uniformità, ma presuppone da parte degli educatori l’adozione di atteggiamenti di collaborazione e di apertura attraverso lo scambio di idee e confronti di esperienze.
una delle strategie che gli educatori mettono in atto per favorire la transizione, è l’ oraganizzazione di “visite reciproche”, attraverso cui i bambini conoscono i grandi della scuola dell’infanzia e così entrano in contatto con gli “adulti che abitano” la scuola. un’altra strategia che mette in atto la transizione e che costituisce un importante elemento di rassicurazione per i più piccoli e l’esplorazione della struttura.
l’organizzazione di attività comuni è molto importante, perchè si può elaborare un progetto che inizia al nido e trova il suo completamento nella scuola dell’infanzia, in questo modo i bambini ritrovano nella nuova realtà scolastica le tracce del proprio operato.

Dalla scuola dell’infanzia alle scuole elementari

La legge relativa alla riforma degli ordinamenti della scuola elementare (148/1990) prevede forme di raccordo pedagogico, curricolare ed organizzativo tra scuola dell’ infanzia, elementare e media.
la continuita’ si puo’ realizzare solo attraverso un interscambio aperto e propositivo ed una conoscenza reciproca delle filosofie educative tra insegnanti della scuola dell’ infanzia ed elementare. tramite questa collaborazione si favorisce lo sviluppo coerente con le caratteristiche e le inclinazioni del bambino, valorizzando le competenze gia’ aquisite al fine di garantire un percorso educativo, formativo, organico e completo.
per concretizzare la continuita’ tra i due ordini di scuola deve essere favorito il passaggio di informazioni sulle caratteristiche psicologiche ed individuali del bambino.
questa base informativa serve per creare curricoli e percorsi personalizzati e flessibili in base alle esigenze formative e allo sviluppo del soggetto.

Il pianto del neonato

Il pianto e’ l’ unico messaggio che il neonato sa inviare a chi si occupa di lui.
e’ il suo modo di comunicare, per questo piange in maniere diverse, per comunicare bisogni diversi. il neonato non piange mai senza motivo; se si scopre di che cosa ha bisogno, e si provvede, il pianto cessa.
il pianto del neonato molte volte e’ difficile da calmare, i genitori possono essere presi da uno stato di agitazione, sentendosi inutili, frustrati, ed in fine arrabbiati, il nervosismo aumenta ed il bambino piange sempre di piu.
la fame e’ uno dei motivi piu comuni ed anche il piu’ facile da risolvere. quando il neonato ha fame, non c’e’ che il latte per farlo calmare, acqua zuccherata, camomilla, etc… saranno assaggiati per qualche istante, poi il piccolo ricomincera’ a piangere.
anche il dolore e’ una causa di pianto, ma spesso e’ difficile da identificare; un modo puo essere quello di ascoltare il tipo di pianto che in questi casi si presenta acuto e spasmodico.
a volte e sufficiente prendere il bambino in braccio, in modo che si distenda riuscendo cosi’ ad emettere l’aria che gli compreme lo stomaco o il pancino.
stimoli troppo forti come spavento, paura, rumori improvvisi, l’accendersi inaspettata di una luce abbagliante, sapori forti o amari, mani fredde, acqua o latte troppo caldi, sballottamenti o abbracci troppo vigorosi, o spostamenti troppo repentini che gli danno la sensazione di cadere, sono tutte cose che possono turbarlo, e che possono provocare anche il pianto.
molti genitori credono che sia la loro goffaggine a farlo piangere mentre lo cambiano, invece il bambino non sopporta di trovarsi svestito, piange perche sente la mancanza del contatto del tessuto e non gli piace la sensazione dell’aria sulla pelle.
il neonato che smette di piangere quando lo prendiamo in braccio o ricomincia appena lo riappoggiamo, piange per la mancanza del contatto fisico. e’ un bisogno che viene sempre frainteso, perche il neonato piange perche’ che ha bisogno del conforto offerto dal contatto e dal calore fisico ed affettivo del corpo (della mamma o del papa’).
ci sono vari tipi di stimoli ritmici che possono aiutare il bambino a rilassarsi. questo accade perche’ il bambino ha vissuto per 9 mesi immerso in un ambiente in cui il tempo era scandito da ritmi costanti, come il battito del cuore, il respiro della madre, i movimenti gastro/intestinali etc…

Suggerimento ai neogenitori

Se decidete di fare uso del ciuccio per vostro figlio, evitate di infilarglelo in bocca al minimo accenno di disagio, provate prima a scoprire di che cosa ha bisogno, e poi provvedete

Madri che lavorano fuori casa

Le madri che lavorano, spesso possono godere di permessi limitati dopo la nascita del figlio, e sono quindi costrette a separasi da lui abbastanza presto.
uno dei piu’ importanti momenti di separazione e’ il trasferimento ad altri o la condivisione dell’accudimento del bambino. e’ un cambiamento che comportera’ la sostituzione temporanea della madre con un’ altra persona e provochera’ una reazione alle proteste del bambino, e rappresentera’ l’ inizio di nuovi stili educativi e di nuovi limiti.
la nuova persona che si prende cura del piccolo puo’ essere una nonna, una baby sitter, o una istituzione quale ad esempio un asilo nido.
un genitore prova sentimenti contrastanti verso chi si prende cura di suo figlio; puo essere un misto di gratitudine, gelosia, sollievo, competitivita’ e collaborazione.
a volte, quando torna a casa dal lavoro una madre, ha la sensazione di aver perso il figlio. lo vede alla fine della giornata e non ha assistito alle sue attivita’ ed i suoi umori.
se e’ intrattabile, puo pensare che sia cambiato o che chi lo accudisce non e’ all’altezza del compito.
e’ importante tenere presente che spesso i bambini si comportano tranquillamente per tutta la giornata e quando vedono i genitori diventano improvvisamente lamentosi e capricciosi, questo e un segnale positivo che indica che essi sono attaccati ai genitori e sono dispiaciuti per la separazione.
il bambino tiene in serbo la passione e i sentimenti piu intensi per le persone che per lui contano davvero.
capita spesso alle madri di essere tentate di attribbuire alla baby sitter o alle educatrici la colpa dell’ irritabilita’ del piccolo e dei suoi strani comportamenti.
se la madre non si fida della persona che se ne prende cura, genera un insicurezza nel bambino, e il tempo trascorso lontano sara’ piu’ difficile da sopportare per entrambi.
le madri devono essere sicure delle loro scelte di vita, e non chiedere al bambino di rassicularle.
e’ necessario anche aquisire una maggiore flessibilita’, adattarsi all’ idea che possono esistere molti modi per accudire un figlio, bisogna imparare a dire “no” al desiderio di controllare tutto cio’ che accade al bambino quando la madre e’ lontana.

Più memoria, più destrezza e intelligenza

Comincerà a imparare prestissimo nel grembo materno. continuerà ad apprendere all’asilo nido, con insegnanti che sapranno sfruttare le risorse della sua mente. e non smettera mai, fino a tarda eta.

Prima della nascita

“Il primo asilo? è l’utero materno” sostiene l’ ostetrico rene’ van de car, nella sua prenatal university a hayward in california, dove insegna ai genitori come stimolare i bimbi prima ancora che nascano, con risultati dice “entusiasmanti”, i 500 bambini nati con questo programma sarebbero piu precoci dei coetanei allevati normalmente.
dopo la ventottesima settimana il battito cardiaco del feto rallenta se la musica trasmessa da un microfono ha il ritmo lento e accellera se e’ veloce.

A un giorno

Il corso di fonetica parte comunque il primo giorno di vita.
ormai e’ dimostrato che gia il neonato riconosce le sillabe, utilizzando un succhiotto con un elettrodo e registrando il tracciato grafico della suzione, jacques mehler, neurologo del cnrs di parigi, ha dimostrato che il bambino succhia con piu intensita’ quando ode la sillaba “pa” e smette con “ba”.
sta costruendo la mappa dei suoni, della lingua, completa, entro l’anno.
a sette mesi passa al vocabolario, ai 18 si occupa di sintassi:
la costruzione della frase, finira’ entro i 10 anni.
se intorno al bimbo il linguaggio e’ corretto, le ore sulla grammatica per congiuntivi e condizionali non serviranno.
fino ai 10 anni si possono imparare facilmente piu lingue,
“senza il rischio di interferenze tra l’una e l’altra”, spiega andrea moro, docente all’universita’ di san raffaele di milano,
“per lingue diverse si usano aree celebrali diverse, ha dimostrato il parigino mehler, insieme alla neuroradiologa daniela perani, dell’universita’ di san raffaele.

A due mesi

Anche le basi del sistema visivo (e di gusto, tatto, e odorato)
si gettano nei primi 60 giorni di vita, e fra due mesi e 5 anni si interverra’ per perfezionare la motricita’: l’ equilibrio e la difficile coordinazione richiesta all’uomo, bipede a fatica, solo il presupposto di gran parte delle spiccate capacita’ manuali necessarie in alcune professioni.

A sei mesi

A partire dai sei mesi iniziera’ l’ intervento specialistico per colmare eventuali lacune dei bimbi piu svantaggiati.
tre grandi studi americani, tra i quali il progetto abecedarian durato 15 anni, hanno dimostrato che un’ educazione di qualita’ nei primi 5 anni di vita compensa gli svantaggi dovuti a situazioni familiari disagiate.
tutti i bimbi seguiti hanno raggiunto entro i 14 anni un quoziente intellettivo superiore a 85, e a 12 anni conservano un i.q. molto piu alto degli altri coetanei svantaggiati.
gli ingredienti chiave secondo l’ abecedarian sono:

  • adulti che incoraggiano l’ esplorazione
  • che insegnano le abilita’ di base come la classificazione e la comparazione
  • adulti che celebrano ogni successo
  • e che forniscono un ambiente linguistico ricco e proteggono i bimbi dalla critica distruttiva

A tre anni

A partire dal terzo anno di eta’ si insegnera’ al bambino la negoziazione e la storia. per il ragionamento invece c’e’ tempo, si arriva a 16 anni, eta in cui termina lo sviluppo dei lobi frontali, sede della comprensione.

Chi impara a discutere da piccolo non litigherà da grande

L'arte di accordarsi con l’avversario per risolvere i conflitti e’ la base della vita democratica, e potrebbe essere insegnata ai bambini che poi l’ applicheranno per tutta la vita.
bisogna approfittare dei litigi fra bimbi di tre anni, fornerndo “assistenza strategica” per risolvere gli scontri.
questo genere di intervento permette ai grandi di indirizzare la disputa, e ai piccoli di sviluppare l’abilita’ diplomatica.
un’ assistenza che si compie in sei passi:

  1. ottenere l’attenzione dei due contendenti
  2. identificare il problema e far loro riconoscere le emozioni (rabbia, invidia, paura) che stanno vivendo
  3. spiegare ad ogni bambino il punto di vista dell’altro
  4. dicutere possibili soluzioni, guidando i bimbi verso quella piu’ appropriata
  5. ottenere l’accordo su un compromesso
  6. sottolineare come ogni bambino trarebbe beneficio dalla soluzione.
Stemma Siracusa
Comune di Siracusa
Stemma Sora
Comune di Sora
Stemma Bagheria
Comune di Bagheria
Stemma Marsala
Comune di Marsala
Stemma Trapani
Comune di Trapani
Stemma Messina
Comune di Messina
Stemma Partinico
Comune di Partinico